L'impianto ulivi in Sicilia

L'IMPIANTO DELL'OLIVETO
La sistemazione del terreno ha una importanza fondamentale nell'impianto di un oliveto specializzato; non c'è nulla di più nocivo per l'albero che un terreno duro e asfittico (cioè senza aria e con umidità ristagnante) in quanto ogni danno al sistema radicale si ripercuote su tutta la pianta. li terreno dovrebbe essere preparato con cura e sottoposto a una profonda ripuntatura allo scopo di rompere lo strato compatto e instaurare una circolazione d'acqua e di aria; se il drenaggio è scarso bisogna intervenire subito. Inoltre, il terreno, deve essere ben livellato e spianato. Lo scasso deve essere continuo su tutta la superficie e fatto alla profondità di almeno 80-100 cm. Se ciò non è possibile per la giacitura del terreno e/o per la convenienza economica è necessario eseguire o uno scasso lineare, realizzando fossati a trincea lungo la fila dell'impianto, o uno scasso a buca con fosse di m 1 x 1 x 1. Il lavoro di scasso va fatto in maggio-giugno.
Con lo scasso a trincea o a buca bisogna mettere il terreno superficiale da una parte e quello profondo dall'altra così da poter utilizzare la porzione superficiale fertile e vitale per il primo stadio di vita della piantina, mettendola in prossimità delle radici. In tutti i casi è necessario assicurare alle piante assenza di ristagni d'acqua, molto nocivi alle radici, tramite fognature, semplici vespaiature o sistemazioni idrauliche appropriate. Se c'è roccia viva, affiorante o no, prima del normale lavoro di scasso conviene adoperare esplosivi per fessurare la roccia e poter permettere un più facile accesso alle radici negli strati profondi. In tutti i casi è necessario asportare il maggior numero di pietre possibili e togliere le radici vecchie così da evitare il marciume radicale delle nuove piante. I correttivi e gli ammendamenti (6-7 q/ha di fosforiti e 3-4 q/ha di solfato potassico) è bene spargerli, insieme al composto e al letame (circa 500-600 q/ha), in superficie prima dei lavori di scasso perché possano essere più facilmente incorporati al terreno. Se il terreno è in forte pendenza allora c'è bisogno di una sistemazione a terrazzamenti o lunettamenti, anche se questa risulta molto costosa.

L'impianto dell'oliveto può essere fatto a quadrato, a quinconce o a ordine sparso. L'ottimale è il quinconce perché permette un miglior utilizzo del terreno; l'ordine sparso si utilizza solo in terreni declivi non uniformi, ma non si presta alla meccanizzazione di molte operazioni colturali. Nei nuovi impianti è diffuso l'allevamento a file. Le distanze tra le piante dipendono dalle varietà, dal sistema di allevamento, dalla zona e da molti altri fattori. Occorre altresì che le chiome degli olivi, quando hanno raggiunto il massimo sviluppo, non si tocchino. Inoltre, un'eccessiva fittezza, può pregiudicare irrimediabilmente l'impianto, come un'eccessiva distanza può rappresentare un inutile spreco di terreno se non viene utilizzato per delle colture erbacee. I moderni orientamenti consigliano sesti di impianto con distanze oscillanti tra il 5x6 m e il 6x8 m (circa 270-330 piante/ha).

In settembre, dopo aver deciso la forma d'impianto dell'oliveto, si sistemano i paletti o le canne dove verranno messe a dimora le piantine in modo da avere una visuale di come sarà l'impianto; si coprono anche le fosse e i canali in modo che le piogge autunnali possano assestare bene il terreno. Al posto di ogni paletto, in novembre-dicembre, quando il terreno è in tempera, si aprono delle buchette di 40 cm di larghezza e di profondità. In questo stesso periodo si immettono i piantoni; buona norma sarebbe quella di immergere precedentemente le radici dei piantoni in un miscuglio di terra (70%) e letame (30%).

Come deve essere
eseguita la buca
per l'impianto
Le fosse verranno chiuse con terra (60%) e un miscuglio di composto-letame-cenere di legna (40%). Si ricorda che le piante vanno interrate e non seppellite, perché esse respirano anche con le radici. Il colletto non deve essere interrato per più di 4-5 cm. Bisogna rincalzare la terra comprimendola attorno alle radici in modo da chiudere la buca e ricavare poi, attorno alla pianta, una piccola conca per favorire la penetrazione dell'acqua di irrigazione. Il piantone verrà sorretto da un paletto posto a nord della pianta e legato con legacci non animati e non molto stretti; si consiglia di inframezzare tutoli di granoturco tra pianta e tutore per evitare il dondolio, dannoso alla pianta e alle radici. Dopo l'impianto conviene sempre procedere a un'abbondante innaffiatura (6-10 I d'acqua per pianta) per favorire l'attecchimento. Il successo dell'attecchimento si nota già dopo un mese dall'impianto e i segni caratteristici sono la scorza verdeggiante e i getti di nuovi germogli. Se il piantone, però, ha la corteccia color paglierino è conveniente sostituirlo agli inizi di gennaio.
Messa a dimora
delle piante
Una volta che il piantone ha attecchito bisogna allevarlo con arte perché difficilmente potrà essere corretto in seguito. A 15-20 giorni dall'impianto si procederà alla capitozzatura delle piante (a 60-70 cm dal terreno), all'eliminazione dei rami superflui lasciandone, se possibile, 3 o 4. Ciò è utile per un corretto avvio dell'impalcatura, per costituire la pianta nella sua struttura scheletrica di base, scegliendo subito la forma che la pianta assumerà durante il suo sviluppo futuro. Eseguita l'operazione, si farà un. trattamento con poltiglia bordolese allo 0.5% (500 g per quintale d'acqua), per disinfettare i tagli fatti e per una protezione generale della pianta.
Come capitozzare una pianta dopo la messa a dimora
Al primo anno di impianto si recidono, lungo il fusto, gemme e rametti laterali e si diradano i nuovi germogli che hanno origine dalle branche principali, le quali sono, di solito, in numero di tre. Al secondo anno si applica la potatura di formazione con la quale si conforma la chioma su una figura geometrica tronco-conica o semisferica, oppure a monocono o ad altra forma di allevamento; il piantone va rincalzato e concimato con composto o letame. Il sistema di coltivazione biologica evita al massimo le monocolture estese e questo per tre importanti motivi:
per evitare il diffondersi rapido delle malattie;
per diminuire l'impoverimento eccessivo di macro e micro sostanze nutritive.
per far interagire le diverse specie di piante e favorire la loro crescita equilibrata.
Per ragioni pratiche si può raggiungere un compromesso tra monocolture e colture miste: file doppie, triple o quadruple di piante di una stessa varietà o specie che si alternano con file doppie di altre varietà o specie. Essendo la maggior parte delle varietà di olivo autosterili c'è bisogno, nella scelta di quelle da impiantare, di tener conto di questa caratteristica e scegliere varietà che possano permettere una fecondazione incrociata. Gli oliveti tradizionali raggiungevano la loro produttività dopo almeno 12 anni dal loro impianto ma, quelli moderni, grazie a un contenimento della potatura, possono produrre già al quarto anno.
Come capitozzare una pianta dopo la messa a dimora

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